Si avvicina
Corriere.it
NORVEGIA – Il primo
ministro non ha rilasciato interviste ma la vicenda è diventata
ormai di dominio pubblico. L'esercito di terra e la marina sono
sbarcate alle isole Svalbard su preciso ordine del governo mentre
l'isola è stata fatta evacuare, ma degli abitanti non si sa più
nulla.
Il ministro della giustizia
rassicura. <<Sono stati prelevati e portati in una struttura
governativa. Sono al sicuro e presto verranno rilasciati.>>
La popolazione non sembra
così rassicurata. Soprattutto nella capitale girano voci
incontrollate.
La tesi condivisa dalla
maggior parte degli abitanti è che sulle isole sia scoppiata qualche
epidemia, ma il governo non ha ancora dichiarato la quarantena.
La metro mormora.
Se vuoi sentire qualcosa di
vero il posto giusto è la metro. Oltrepassa le chiacchiere futili,
penetra nella sostanza. Si scopre un mondo nuovo, completamente
diverso. Lo vedi dagli atteggiamenti, da una mano sulla coscia che
tamburella con le dita, dal rovistare nervoso nella borsetta, dagli
occhiali scuri anche sottoterra. Questo è il posto giusto.
Nessuno ne parla, ma è un
po' come se tutti ne stessero parlando. Le voci sono arrivate anche
da noi ma stranamente non c'è stata nessuna smentita. Forse hanno
finalmente capito che cercare di mettere a tacere la verità non fa
altro che renderla più brillante?
Tante voci anche
discordanti, tutte relativa ai fatti norvegesi. Sappiamo tutti com'è
andata, o meglio, come ci hanno fatto sapere che è andata. Poi è
toccata alla Norvegia, così alla Svezia e alla Finlandia. L'ultima
notizia che ho letto titolava "Il nord Europa soccombe".
Rapido, incisivo e letale. Un bel titolo, dice tutto e non dice
nulla.
<<Prego si sieda
pure.>> Mi alzo per far sedere un anziano. Ha in mano il Leggo
del giorno. Aspetto che finisca di sfogliare svogliatamente le
pagine.
<<Gentilmente me lo
presterebbe?>> indico il giornale. <<Non ho avuto modo i
prenderlo oggi.>>
<<Certo certo tieni
pure.>>
Mi passa il giornale con la
mano tremante, offesa da qualche malattia senile. <<E' un bene
che giovani come te leggano i quotidiani.>>
Gli lancio un mezzo sorriso
d'intesa e mi tuffo nelle notizie.
Leggo
GERMANIA
- <<Non c'è nessuna guerra in atto, sono solo esercitazioni.>>
E' quello che ha dichiarato la cancelliera Angela Merkel di fronte al
comitato militare della NATO.
Da
qualche giorno è però spuntato un video in rete che smentirebbe le
parole della Merkel. Il video di qualche minuto ha raggiunto migliaia
di visualizzazioni prima di essere cancellato nella maggior parte dei
paesi europei. Una microcamera, molto probabilmente nascosta, segue
da vicino le azioni di un gruppo di soldati tedeschi. Li si vede
entrare nella case di quel che sembra un piccolo paese e scortare
fuori a forza gli abitanti in lacrime. Dopo qualche minuto l'immagine
si blocca e diventa completamente nera. L'audio continua ancora per
qualche minuto: urla disperate, ordini e spari. Infine il silenzio
assoluto rotto soltanto da un leggero ansimare e da un rumore di
fondo continuo.
Il
video ha fatto nascere molte perplessità e numerosissimi forum hanno
azzardato le ipotesi più assurde e inverosimili. Non resta che
aspettare per conoscere l'evolversi della situazione.
La cosa sembra non piacere solo a me. Il vecchio si è
addormentato e non mi va di svegliarlo per restituirgli il giornale.
Il
treno frena, ancora due stazioni e poi devo scendere. Appoggio il
quotidiano sul sedile. Il vecchio borbotta qualcosa e si sveglia.
<<Ecco
il giornale, grazie.>>
<<Di
niente, hai letto qualche notizia interessante?>>
Scuoto
la testa poco convinto. <<Le solite notizie, scritte per
allungare il brodo.>>
<<E'
sempre così no? Di giorno in giorno. Ti riempiono la testa con
assurdità o con frivolezze.
<<Passano
dal morto ammazzato sull'impalcatura al culo della velina come se
niente fosse. Dei telegiornali poi non parliamone.>>
Il
vagone arranca e si ferma, un fiume di gente si riversa nella
stazione.
<<C'è
sempre internet. Lì l'informazione è gratuita, può averne quanta
ne vuole, quando lo vuole.>>
<<Parli
bene te che sei giovane, ma io ho 78 anni, cosa vuoi che ne sappia di
quelle cose? A malapena riesco ad usare il cellulare quando chiamano
i miei figli.>> Estrae dalla tasca un vecchio modello di
telefonino, parecchio consumato.
Non è
la prima persona che incontro ad essere in serie difficoltà con la
tecnologia. Credo che tutto dipenda da un certo tipo di mentalità.
Tra trenta o quarant'anni, sarò come lui e come tutti loro? Anche io
mi arrenderò di fronte ai nuovi aggeggi incomprensibli? L'occhio
cade nuovamente sul titolone del giornale e la domanda che affiora è
un altra. Tra trent'anni ci sarò ancora?
La repubblica
ZURIGO
– I capi di stato non hanno ancora terminato la riunione e sembra
che gli accordi siano ben lungi dall'essere raggiunti. Il primo
intervento è stato fatto dal presidente russo Vladimir Putin e ha
dichiarato la chiusura dei confini con l'Europa e con l'Asia e lo
stato di guerra. Ovvie le reazione dei rappresentati che non hanno
potuto far altro che mostrare il loro disappunto.
Diverso
invece il discorso del presidente americano, gli Stati Uniti sono
pronti ad aiutare gli alleati europei. Gli altri capi di stato,
incluso il nostro primo ministro hanno sostenuto la linea del
presidente americano.
Le
chiamano teste pensanti. Lo sono? Dovrebbero esserlo. Mi accodo a
tutti quelli che affermano di fare meglio di loro, con la metà dello
stipendio. In un certo senso anche io sono un qualunquista. Ma non
bisogna troppo arrabbiarsi. Come diceva Hobbes, l'uomo nasce
selvaggio. Il fatto che questi, votati da noi, siano ai vertici e non
facciano affatto i nostri affari è la cosa più naturale del mondo.
Un tempo la chiamavano sopravvivenza o legge del più forte. Ora è
la legge del più furbo. Puoi essere la persona più candida e onesta
di questo mondo, ma se entri nel giro della politica, stai sicuro che
dimentichi perfino chi siano i tuoi genitori.
Il
treno si ferma alla fermata giusta. Saluto il vecchio che accenna con
la testa. Non scende quasi nessuno. Salgo le scale e anche la
stazione è semideserta. Mi avvicino all'edicola ad osservare i nuovi
arrivi. Guardo l'orologio: ho ancora tempo per un altro giretto prima
di recarmi sul posto.
Mi
arriva tutto il caldo della superficie, quasi mi fa boccheggiare.
Focus
ARIZONA
– L'escalation di violenze nota com "rabbia collettiva"
nel nord Europa e diffusosi in breve tempo nel resto del mondo è
causato da una roccia. La scoperta, fatta dall' MMTO (Multiple Mirror
Telescope Observatory) sul monte Hopkins in Arizona, ha dimostrato
che il 12 giugno l'asteroide 6366 Sotirios è penetrato
nell'atmosfera terrestre, frammentandosi in piccoli pezzi. Uno di
questi ha impattato con il suolo norvegese delle isole Svalbard.
Herbert Miller, direttore del centro astronomico, ha affermato di non
credere alle coincidenze e ritiene il piccolo frammento di roccia
responsabile della rabbia collettiva.
Nel
prossimo articolo parleremo di come difendersi da questa malattia e
dai suoi portatori.
Non è
ancora scoppiato il panico. La gente ritiene che i fatti della
Norvegia siano lontani. Non sanno quanti si sbagliano. Per come la
vedo io il mondo sta per finire.
Cammino
per la piazza, un tizio mi ferma, mi chiede qualcosa. Dico di no, non
sono io. Con la coda dell'occhio vedo due ragazzine che mi fanno una
foto di nascosto.
Tiro
dritto. Macchina dei carabinieri.
<<Si
fermi!>> intimano.
Obbedisco.
Ora sono quasi alla fine, non voglio impicci o guai di alcuna sorta.
Sono in
due e si guardano intorno a disagio.
Uno
tira fuori un blocchetto e un foglio A4. C'è su la mia foto.
<<E'
lui>> dice il primo senza muovere la bocca.
<<Venga
con noi>> dice il secondo con la mano gia sulla pistola.
<<Non
ne vedo il motivo, non ho fatto...>> Il grido disperato di una
donna m'impedisce di terminare la frase. Ci voltiamo tutti e tre in
direzione delle urla.
Una
donna di mezza età avvolta nella pelle di qualche animale pregiato
si sta tenendo il collo con una mano. Malgrado tutti gli sforzi non
riesce a trattenere il sangue che scorre a fiotti e sporca le
mattonelle della piazza. Dietro di lei, piegati come bestie ci sono i
due assalitori, sporchi di sangue. Ringhiano sommessi.
<<Non
dovreste fare qualcosa?>> Guardano la scena inorriditi.
<<Forza, dovete mantenere l'ordine, vi pagano per questo.>>
Insisto.
Mi
sorpassano, non mi volto nemmeno a guardarli. Sento solo i colpi
d'arma da fuoco.
Siamo
tutti predatori, fino ad un certo punto. Improvvisamente cambiano le
carte sul tavolo e da predatori diventiamo prede. Più siamo stati
aggressivi, più diventiamo mansueti.
C'è
giustizia in fondo no? Giustizia di sangue, ma pur sempre giustizia.
Da qui
in poi la strada è sgombra, niente carabinieri nè celere. Qualcuno
si ostina ancora a fermarmi, qualcuno vuole l'autografo ma li lascio
insoddisfatti. Non ho tempo nè voglia per le pagliacciate.
La
porta del Duomo e all'ingresso si è formato un capannello di
curiosi. I militari sulla porta bloccano l'entrata. Mi avvistano. Un
boato si leva dalla folla, coprendo rumori più minacciosi.
<<Devo
entrare>> chiedo gentilmente al militare di guardia. Avrà la
mia età ma ha lo sguardo da duro. <<Non entra nessuno>>
si limita a dire.
<<Io
non sono nessuno. Magari lo ero qualche settimana fa, ma non lo sono
più oramai.>>
Il
giovane deglutisce, ma non cede. Come vuole.
ANSA.it
Il
terrore non sembra essere terminatao e all'asteroide e alla "rabbia
collettiva" un altro evento ha scatenato psicosi di massa. Il 21
giugno una astronave aliena è entrata nell'atmosfera terrestre. Le
nazioni sopravvissute, già in stato di guerra, hanno puntato tutte
le armi a loro disposizione verso quella che sembra una gigantesca
corazzata. Al momento il mezzo alieno è fermo a chilometri di
distanza proprio sopra Milano. Nessuno chi lo stia guidano e il
perchè sia fermo. Alcuni caccia delle basi NATO hanno cercato di
penetrare nella struttura ma sono stati disintegrati prima ancora di
raggiungerla.
Il
mondo è fermo e sta aspettando la mossa degli alieni.
Come su
comando, su mio comando la scena si ripete. Qualcuno nella folla
impazzisce e comincia a mordere. Ferisce il primo alla gola, ma sente
la carne spaventata, si distrae e non lo ferisce. Il secondo ha così
modo di evolversi, di mutare. Nel giro di pochi minuti anche lui sta
saltando sulle teste e sulle schiene con le mandibole schioccanti.
<<Prede>>
mormoro.
<<Rimani
quì>> intima il mio coetaneo, chiama i commilitoni e si lancia
a "sedare" gli scalmanati. Inutile aggiungere che entro
nella cattedrale.
L'aria
è fresca, fin troppo. Ho la pelle d'oca alle braccia. Percorro
l'intera navata fino all'altare. Non sono solo e ben presto la vedo.
Non so perchè abbia scelto quella forma, la stessa dei miei sogni.
In quell'involucro mi ha dato le indicazioni, mi ha spiegato quando e
come arrivare. Ed io, come vede, sono arrivato.
<<In
tempo>> parla con voce femminile, ma flebile, appena udibile.
Eppure mi sembra come se stesse gridando nelle mie orecchie. E' un
gioco di dualità.
<<In
tempo>> confermo.
<<Hai
paura, non mentire.>>
<<Ho
paura di mentire, di quello che mi succederà se mentissi.>>
<<Hai
paura dunque. E' normale.>>
<<Perchè?>>
<<Perchè
cosa?>>
<<Perchè
mi chiami?>>
Scende
verso di me scostando i lunghi capelli ramati.
<<Perchè
sei.>>
<<Sono>>
<<Esatto.
C'è chi appare, c'è chi sopravvive e poi c'è chi esiste. Tra i
tanti sei stato scelto tu. Fidati umano, non c'è stata alcuna
macchina pensante dietro la nostra scelta, nessun criterio
onnisciente. Abbiamo solamente emulato la vostra vita e abbiamo
tirato un dado. La casualità è quello che vi muove.>>
<<Cosa
dovrei fare allora?>>
<<Sentire
le nostre ragioni. Siediti.>>
Mi
accomodo su una panca e attendo.
<<L'asteroide
l'abbiamo inviato noi. La "rabbia colletiva" pure. La
chiamate malattia, dipende dai punti di vista. L'impiegato che ogni
giorno è costretto a subire le angherie del suo capo quanto
pagherebbe per poter dire impunemente quello che pensa dei superiori?
O lo studente bocciato all'esame, cosa non darebbe per vedere i
professori appesi per il collo?
<<Noi
abbiamo fatto che questo fosse possibile, vi abbiamo liberato dalle
vostre strutture e costruzioni sociali immobilizzanti e vi abbiamo
dato il vero dono dell'esistenza.>>
<<Siete
dei filantropi.>>
<<Esatto,
vogliamo migliorarvi, farvi diventare come voi. Ma c'è un punto che
non abbiamo capito. Vi abbiamo dato la libertà e voi vi fate la
guerra. Il nostro agire ha generato violenza.>>
<<Io
sono il punto di vista interno allora. Quello che vi serve per capire
i particolari. Prima non era nulla ora sono l'ingranaggio principale
della macchina. Insomma volete un mio sincero e imparziale parere su
come proseguire?>>
<<Corretto,
è quello che vogliamo.>>
<<E
se il mio parere fosse in disaccordo con le direttive, lo seguireste
lo stesso.>>
<<Indubbiamente,
ne abbiamo bisogno. Noi non sbagliamo, ma questa volta è possibile.>>
<<D'accordo
allora ascoltami bene.>>
Lei si
china accostando l'orecchio alle mie labbra. La sento fremere, credo
sia un momento di euforia per lei.
<<Arrangiatevi.>>
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