martedì 15 ottobre 2013

Si avvicina

Corriere.it
NORVEGIA – Il primo ministro non ha rilasciato interviste ma la vicenda è diventata ormai di dominio pubblico. L'esercito di terra e la marina sono sbarcate alle isole Svalbard su preciso ordine del governo mentre l'isola è stata fatta evacuare, ma degli abitanti non si sa più nulla.
Il ministro della giustizia rassicura. <<Sono stati prelevati e portati in una struttura governativa. Sono al sicuro e presto verranno rilasciati.>>
La popolazione non sembra così rassicurata. Soprattutto nella capitale girano voci incontrollate.
La tesi condivisa dalla maggior parte degli abitanti è che sulle isole sia scoppiata qualche epidemia, ma il governo non ha ancora dichiarato la quarantena.

La metro mormora.
Se vuoi sentire qualcosa di vero il posto giusto è la metro. Oltrepassa le chiacchiere futili, penetra nella sostanza. Si scopre un mondo nuovo, completamente diverso. Lo vedi dagli atteggiamenti, da una mano sulla coscia che tamburella con le dita, dal rovistare nervoso nella borsetta, dagli occhiali scuri anche sottoterra. Questo è il posto giusto.
Nessuno ne parla, ma è un po' come se tutti ne stessero parlando. Le voci sono arrivate anche da noi ma stranamente non c'è stata nessuna smentita. Forse hanno finalmente capito che cercare di mettere a tacere la verità non fa altro che renderla più brillante?
Tante voci anche discordanti, tutte relativa ai fatti norvegesi. Sappiamo tutti com'è andata, o meglio, come ci hanno fatto sapere che è andata. Poi è toccata alla Norvegia, così alla Svezia e alla Finlandia. L'ultima notizia che ho letto titolava "Il nord Europa soccombe". Rapido, incisivo e letale. Un bel titolo, dice tutto e non dice nulla.
<<Prego si sieda pure.>> Mi alzo per far sedere un anziano. Ha in mano il Leggo del giorno. Aspetto che finisca di sfogliare svogliatamente le pagine.
<<Gentilmente me lo presterebbe?>> indico il giornale. <<Non ho avuto modo i prenderlo oggi.>>
<<Certo certo tieni pure.>>
Mi passa il giornale con la mano tremante, offesa da qualche malattia senile. <<E' un bene che giovani come te leggano i quotidiani.>>
Gli lancio un mezzo sorriso d'intesa e mi tuffo nelle notizie.

Leggo
GERMANIA - <<Non c'è nessuna guerra in atto, sono solo esercitazioni.>> E' quello che ha dichiarato la cancelliera Angela Merkel di fronte al comitato militare della NATO.
Da qualche giorno è però spuntato un video in rete che smentirebbe le parole della Merkel. Il video di qualche minuto ha raggiunto migliaia di visualizzazioni prima di essere cancellato nella maggior parte dei paesi europei. Una microcamera, molto probabilmente nascosta, segue da vicino le azioni di un gruppo di soldati tedeschi. Li si vede entrare nella case di quel che sembra un piccolo paese e scortare fuori a forza gli abitanti in lacrime. Dopo qualche minuto l'immagine si blocca e diventa completamente nera. L'audio continua ancora per qualche minuto: urla disperate, ordini e spari. Infine il silenzio assoluto rotto soltanto da un leggero ansimare e da un rumore di fondo continuo.
Il video ha fatto nascere molte perplessità e numerosissimi forum hanno azzardato le ipotesi più assurde e inverosimili. Non resta che aspettare per conoscere l'evolversi della situazione.

La cosa sembra non piacere solo a me. Il vecchio si è addormentato e non mi va di svegliarlo per restituirgli il giornale.
Il treno frena, ancora due stazioni e poi devo scendere. Appoggio il quotidiano sul sedile. Il vecchio borbotta qualcosa e si sveglia.
<<Ecco il giornale, grazie.>>
<<Di niente, hai letto qualche notizia interessante?>>
Scuoto la testa poco convinto. <<Le solite notizie, scritte per allungare il brodo.>>
<<E' sempre così no? Di giorno in giorno. Ti riempiono la testa con assurdità o con frivolezze.
<<Passano dal morto ammazzato sull'impalcatura al culo della velina come se niente fosse. Dei telegiornali poi non parliamone.>>
Il vagone arranca e si ferma, un fiume di gente si riversa nella stazione.
<<C'è sempre internet. Lì l'informazione è gratuita, può averne quanta ne vuole, quando lo vuole.>>
<<Parli bene te che sei giovane, ma io ho 78 anni, cosa vuoi che ne sappia di quelle cose? A malapena riesco ad usare il cellulare quando chiamano i miei figli.>> Estrae dalla tasca un vecchio modello di telefonino, parecchio consumato.
Non è la prima persona che incontro ad essere in serie difficoltà con la tecnologia. Credo che tutto dipenda da un certo tipo di mentalità. Tra trenta o quarant'anni, sarò come lui e come tutti loro? Anche io mi arrenderò di fronte ai nuovi aggeggi incomprensibli? L'occhio cade nuovamente sul titolone del giornale e la domanda che affiora è un altra. Tra trent'anni ci sarò ancora?

La repubblica
ZURIGO – I capi di stato non hanno ancora terminato la riunione e sembra che gli accordi siano ben lungi dall'essere raggiunti. Il primo intervento è stato fatto dal presidente russo Vladimir Putin e ha dichiarato la chiusura dei confini con l'Europa e con l'Asia e lo stato di guerra. Ovvie le reazione dei rappresentati che non hanno potuto far altro che mostrare il loro disappunto.
Diverso invece il discorso del presidente americano, gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare gli alleati europei. Gli altri capi di stato, incluso il nostro primo ministro hanno sostenuto la linea del presidente americano.

Le chiamano teste pensanti. Lo sono? Dovrebbero esserlo. Mi accodo a tutti quelli che affermano di fare meglio di loro, con la metà dello stipendio. In un certo senso anche io sono un qualunquista. Ma non bisogna troppo arrabbiarsi. Come diceva Hobbes, l'uomo nasce selvaggio. Il fatto che questi, votati da noi, siano ai vertici e non facciano affatto i nostri affari è la cosa più naturale del mondo. Un tempo la chiamavano sopravvivenza o legge del più forte. Ora è la legge del più furbo. Puoi essere la persona più candida e onesta di questo mondo, ma se entri nel giro della politica, stai sicuro che dimentichi perfino chi siano i tuoi genitori.
Il treno si ferma alla fermata giusta. Saluto il vecchio che accenna con la testa. Non scende quasi nessuno. Salgo le scale e anche la stazione è semideserta. Mi avvicino all'edicola ad osservare i nuovi arrivi. Guardo l'orologio: ho ancora tempo per un altro giretto prima di recarmi sul posto.
Mi arriva tutto il caldo della superficie, quasi mi fa boccheggiare.

Focus
ARIZONA – L'escalation di violenze nota com "rabbia collettiva" nel nord Europa e diffusosi in breve tempo nel resto del mondo è causato da una roccia. La scoperta, fatta dall' MMTO (Multiple Mirror Telescope Observatory) sul monte Hopkins in Arizona, ha dimostrato che il 12 giugno l'asteroide 6366 Sotirios è penetrato nell'atmosfera terrestre, frammentandosi in piccoli pezzi. Uno di questi ha impattato con il suolo norvegese delle isole Svalbard. Herbert Miller, direttore del centro astronomico, ha affermato di non credere alle coincidenze e ritiene il piccolo frammento di roccia responsabile della rabbia collettiva.
Nel prossimo articolo parleremo di come difendersi da questa malattia e dai suoi portatori.

Non è ancora scoppiato il panico. La gente ritiene che i fatti della Norvegia siano lontani. Non sanno quanti si sbagliano. Per come la vedo io il mondo sta per finire.
Cammino per la piazza, un tizio mi ferma, mi chiede qualcosa. Dico di no, non sono io. Con la coda dell'occhio vedo due ragazzine che mi fanno una foto di nascosto.
Tiro dritto. Macchina dei carabinieri.
<<Si fermi!>> intimano.
Obbedisco. Ora sono quasi alla fine, non voglio impicci o guai di alcuna sorta.
Sono in due e si guardano intorno a disagio.
Uno tira fuori un blocchetto e un foglio A4. C'è su la mia foto.
<<E' lui>> dice il primo senza muovere la bocca.
<<Venga con noi>> dice il secondo con la mano gia sulla pistola.
<<Non ne vedo il motivo, non ho fatto...>> Il grido disperato di una donna m'impedisce di terminare la frase. Ci voltiamo tutti e tre in direzione delle urla.
Una donna di mezza età avvolta nella pelle di qualche animale pregiato si sta tenendo il collo con una mano. Malgrado tutti gli sforzi non riesce a trattenere il sangue che scorre a fiotti e sporca le mattonelle della piazza. Dietro di lei, piegati come bestie ci sono i due assalitori, sporchi di sangue. Ringhiano sommessi.
<<Non dovreste fare qualcosa?>> Guardano la scena inorriditi. <<Forza, dovete mantenere l'ordine, vi pagano per questo.>> Insisto.
Mi sorpassano, non mi volto nemmeno a guardarli. Sento solo i colpi d'arma da fuoco.
Siamo tutti predatori, fino ad un certo punto. Improvvisamente cambiano le carte sul tavolo e da predatori diventiamo prede. Più siamo stati aggressivi, più diventiamo mansueti.
C'è giustizia in fondo no? Giustizia di sangue, ma pur sempre giustizia.
Da qui in poi la strada è sgombra, niente carabinieri nè celere. Qualcuno si ostina ancora a fermarmi, qualcuno vuole l'autografo ma li lascio insoddisfatti. Non ho tempo nè voglia per le pagliacciate.
La porta del Duomo e all'ingresso si è formato un capannello di curiosi. I militari sulla porta bloccano l'entrata. Mi avvistano. Un boato si leva dalla folla, coprendo rumori più minacciosi.
<<Devo entrare>> chiedo gentilmente al militare di guardia. Avrà la mia età ma ha lo sguardo da duro. <<Non entra nessuno>> si limita a dire.
<<Io non sono nessuno. Magari lo ero qualche settimana fa, ma non lo sono più oramai.>>
Il giovane deglutisce, ma non cede. Come vuole.

ANSA.it
Il terrore non sembra essere terminatao e all'asteroide e alla "rabbia collettiva" un altro evento ha scatenato psicosi di massa. Il 21 giugno una astronave aliena è entrata nell'atmosfera terrestre. Le nazioni sopravvissute, già in stato di guerra, hanno puntato tutte le armi a loro disposizione verso quella che sembra una gigantesca corazzata. Al momento il mezzo alieno è fermo a chilometri di distanza proprio sopra Milano. Nessuno chi lo stia guidano e il perchè sia fermo. Alcuni caccia delle basi NATO hanno cercato di penetrare nella struttura ma sono stati disintegrati prima ancora di raggiungerla.
Il mondo è fermo e sta aspettando la mossa degli alieni.

Come su comando, su mio comando la scena si ripete. Qualcuno nella folla impazzisce e comincia a mordere. Ferisce il primo alla gola, ma sente la carne spaventata, si distrae e non lo ferisce. Il secondo ha così modo di evolversi, di mutare. Nel giro di pochi minuti anche lui sta saltando sulle teste e sulle schiene con le mandibole schioccanti.
<<Prede>> mormoro.
<<Rimani quì>> intima il mio coetaneo, chiama i commilitoni e si lancia a "sedare" gli scalmanati. Inutile aggiungere che entro nella cattedrale.
L'aria è fresca, fin troppo. Ho la pelle d'oca alle braccia. Percorro l'intera navata fino all'altare. Non sono solo e ben presto la vedo. Non so perchè abbia scelto quella forma, la stessa dei miei sogni. In quell'involucro mi ha dato le indicazioni, mi ha spiegato quando e come arrivare. Ed io, come vede, sono arrivato.
<<In tempo>> parla con voce femminile, ma flebile, appena udibile. Eppure mi sembra come se stesse gridando nelle mie orecchie. E' un gioco di dualità.
<<In tempo>> confermo.
<<Hai paura, non mentire.>>
<<Ho paura di mentire, di quello che mi succederà se mentissi.>>
<<Hai paura dunque. E' normale.>>
<<Perchè?>>
<<Perchè cosa?>>
<<Perchè mi chiami?>>
Scende verso di me scostando i lunghi capelli ramati.
<<Perchè sei.>>
<<Sono>>
<<Esatto. C'è chi appare, c'è chi sopravvive e poi c'è chi esiste. Tra i tanti sei stato scelto tu. Fidati umano, non c'è stata alcuna macchina pensante dietro la nostra scelta, nessun criterio onnisciente. Abbiamo solamente emulato la vostra vita e abbiamo tirato un dado. La casualità è quello che vi muove.>>
<<Cosa dovrei fare allora?>>
<<Sentire le nostre ragioni. Siediti.>>
Mi accomodo su una panca e attendo.
<<L'asteroide l'abbiamo inviato noi. La "rabbia colletiva" pure. La chiamate malattia, dipende dai punti di vista. L'impiegato che ogni giorno è costretto a subire le angherie del suo capo quanto pagherebbe per poter dire impunemente quello che pensa dei superiori? O lo studente bocciato all'esame, cosa non darebbe per vedere i professori appesi per il collo?
<<Noi abbiamo fatto che questo fosse possibile, vi abbiamo liberato dalle vostre strutture e costruzioni sociali immobilizzanti e vi abbiamo dato il vero dono dell'esistenza.>>
<<Siete dei filantropi.>>
<<Esatto, vogliamo migliorarvi, farvi diventare come voi. Ma c'è un punto che non abbiamo capito. Vi abbiamo dato la libertà e voi vi fate la guerra. Il nostro agire ha generato violenza.>>
<<Io sono il punto di vista interno allora. Quello che vi serve per capire i particolari. Prima non era nulla ora sono l'ingranaggio principale della macchina. Insomma volete un mio sincero e imparziale parere su come proseguire?>>
<<Corretto, è quello che vogliamo.>>
<<E se il mio parere fosse in disaccordo con le direttive, lo seguireste lo stesso.>>
<<Indubbiamente, ne abbiamo bisogno. Noi non sbagliamo, ma questa volta è possibile.>>
<<D'accordo allora ascoltami bene.>>
Lei si china accostando l'orecchio alle mie labbra. La sento fremere, credo sia un momento di euforia per lei.
<<Arrangiatevi.>>






Nessun commento:

Posta un commento