lunedì 15 settembre 2014

Ci siamo detti addio

Non ho potuto dirti ti amo.
Le finestre della stanza sono aperte, spira da est una brezza calda e leggera. Le tende si muovono sinuose ad ogni refolo. Tu sei sdraiata sul letto, addormentata.
Dalla cucina arriva il suono smorzato della radio. Trasmette una musica leggera, adatta a staccare la spina.
Mi accosto al tuo cuscino e mi avvicino alle tue labbra. Sento il tuo respiro caldo sulla mia bocca. Il profumo, quel profumo che ti ho regalato a Natale, mi riempie le narici. Vaniglia.
Mi avevi chiesto di non farti nulla, non potevamo permettercelo. Non ti avevo ascoltato, all'ultimo momento avevo guidato al centro commerciale per comprarti quel profumo.
Non c'era nessuno per strada, credo fossero tutti in casa ad ascoltare le ultime notizie.
La tua faccia quando apristi il pacchetto.
Eri sorpresa, forse un po' arrabbiata.
Adesso quel profumo sei tu, la tua immagine, il tuo ricordo.
Apri gli occhi. Occhi più azzurri e limpidi di qualsiasi sorgente, occhi di cui non puoi non innamorarti. Da prendere a piccole dosi, capaci di farti impazzire.
Accenni un sorriso dolce. I capelli sul cuscino incorniciano il tuo viso come un'aureola d'oro.
Stai per dirmi qualcosa e la radio si ferma. La musica cessa all'improvviso, sostituita da una voce monotona che annuncia l'evacuazione.
Ti alzi a sedere e mi guardi preoccupata.
L'aria si fa più calda. Ci volgiamo entrambi, mano nella mano, stretti in una promessa, verso lo spettacolo oltre la finestra.
Abbiamo una parola ferma sulle labbra, un bacio annegato in gola, ma le nostre mani si stringono alla ricerca l'una dell'altra.
La luce si fa più intensa. Caldo.
L'orizzonte esplode.
Fumo e luce. Un fungo colossale, spaventoso, terribile. Accecante.
Il caldo è insopportabile.
La radio ha smesso di gracchiare, le luci si spengono. Anche il cellulare è morto.
Siamo soli. Anime terrorizzate tra le ombre più fitte e la luce più accecante.
Sei spaventata.
Sussurri. <<E' la fine?>>
Non ti rispondo, lascio che sia il silenzio a soddisfare la tua risposta.
I primi a raggiungerci sono i detriti. L'esplosione era lontana quel tanto che bastava per non polverizzare i nostri corpi all'istante.
Entrano dalla finestra aperta assieme al vento soffocante e alla cenere.
La casa intera trema.
Hai il volto e i vesti coperti dai frammenti di questo mondo morente. I tuoi occhi sono fari in tutta questa oscurità. Una lacrima si fa strada, solitaria, sulla tua guancia, rivelando la pelle rosea e candida.
Siamo arrivati al capolinea.
La luce si è ridotta eppure gli occhi cominciano a farci male.
La tua mano sta lasciando la presa. Sento l'aria che mi brucia in gola e la vista mi si appanna.
Eppure il destino crudele mi permette di vedere la tua candida mano.
Prima era morbida, calda, una delizia da accarezzare e baciare, ora il vento la sta scavando. Vedo la carne viva sotto di essa, i muscoli e il biancore delle ossa.
Ciononostante non smetti di stringere. Ti aggrappi alla vita.
Il vento scolpisce impietosamente il tuo bellissimo volto creando orbite vuote e nere sulle tue guance. I tuoi capelli si mischiano ai miei sulle lenzuola del letto matrimoniale.
La finestra si frantuma.
La parete crolla.
Possiamo vedere meglio la devastazione. Case distrutte, edifici in fiamme. Ogni tanto si odono le grida degli sfortunati sopravvissuti.
Il vento caldo cessa di soffiare ma ormai ha ultimato il suo lavoro.
Ti guardo e non vedo più la donna che ho amato, la ragazza con cui ho passato metà della mia vita e credo sia lo stesso per te.
Vedo solo un teschio con pochi brandelli di carne attaccati come scadente carta da parati.
I tuoi occhi sono ancora vivi e mi cercano. Non riesci a muoverti, il vento radioattivo ti ha consumato le gambe le mani.
Cerchi di parlare ma ti esce solo un rantolo, un suono spezzato, una parola non detta.
Non voglio sapere quale fosse quella parola.
Lentamente, delicatamente mi avvicinò a te. Non so bene cosa mi manchi, non riesco più a vederci.
Appoggio la mia testa sulla tua spalla.
Sento il profumo, quello è sopravvissuto.
Respiro, forse per l'ultima volta, e aspetto assieme a te la prossima esplosione.


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