giovedì 8 agosto 2013

Cani

<<C'è un cane!>> gridava uno dei due quando avvistava qualsiasi esemplare di razza canina.
Andrea e Chiara erano fidanzati da tre anni e da qualche mese avevano inventato quello strano gioco.
<<C'è un cane!>> gridava Andrea, mentre davanti a lui passava rapido un barboncino al guinzaglio, oppure lo gridava Chiara quando vedeva un grosso labrador all'interno di un auto.
Il gioco non aveva un vincitore, né una fine: alle volte era in testa Andrea, che aveva visto più cani, altre volte invece il primato spettava a Chiara.
A chi li avesse guardati dall'esterno, superficialmente, sarebbero potuti sembrare strani, e avrebbero sicuramente considerato quel gioco poco divertente.
Loro, malgrado tutte le impressioni, si divertivano molto. Dopo ogni avvistamento ridevano a crepapelle, come se avessero ascoltato la barzelletta più divertente del mondo.
Oppure succedeva che bisticciassero scherzosamente per chi ne avesse visti di più.
Giunse l'estate e i due fidanzati decisero di andare al mare. Affittarono per una settimana una piccola casetta su un'isola. Il tempo incantevole fu loro complice, girarono e visitarono le tante spiagge dell'isola. In quell'apparente spensieratezza, tipica delle persone in vacanza, un'occhiata attenta e mirata avrebbe sicuramente colto alcuni piccoli indizi rivelatori in entrambi di una certa tensione. Entrambi passeggiavano, nuotavano, ballavano, mangiavano e bevevano solo con il 99% dei loro sensi, l'1% restante era dedicato alla ricerca di cani. Era diventata una gara di velocità, nella quale misurare i riflessi e la perspicacia.
Negli ultimi giorni della vacanza, quella divertente competizione divenne una sfida vera e propria. Entrambi i contendenti avevano deposto la maschera spensierata e disattenta dei vacanzieri e avevano imbracciato le armi, contendendosi il primato con le unghie e con i denti.
Fu proprio questo il motivo di discordia tra i due fidanzati, e i piccoli dispetti e punzecchiature sfociarono, l'ultima sera di permanenza sull'isola, in una litigata coi fiocchi. Il motivo primo del litigio, i cani, venne ben presto dimenticato, ed affiorarono altri rancori che erano stati seppelliti per il quieto vivere.
Andarono a letto ribollenti di rabbia, si coricarono schiena contro schiena e spensero la luce.
Ben presto anche le auto smisero di passare sulla strada, appena sotto casa, ogni rumore cessò, ed il silenzio regnò sovrano.
Andrea aveva sempre avuto un sonno molto leggero, e qualsiasi rumore, anche quello più piccolo, riusciva a svegliarlo. Si girava e rigirava, sotto le lenzuola: sudato e assetato non riusciva a trovare la posizione ideale. Nel dormiveglia percepì qualcosa nella stanza. Subito si rilassò e tese le orecchie per captare il più lieve schricchiolio. Il sonno e la stanchezza erano scivolate via, ora c'era solo la preoccupazione. Il cuore batteva a mille ed il sudore scendeva copioso.
Un lieve uggiolio si levò dal fondo della stanza. Andrea si voltò verso Chiara: stava dormendo e non si era accorta di nulla.
Il rumore si ripetè, questa volta più vicino, seguito da un sommesso brontolio. Andrea guardò oltre ai propri piedi, ma l'oscurità era tale da permettergli di vedere solo una macchia più scura avvicinarsi.
Quando la cosa, sempre più vicina, cominciò a ringhiare, Andrea venne preso dal terrore.
La bestia entrò in una porzione di stanza illuminata dalla luna. Andrea riuscì a vederla solo per pochi secondi: era una grossa creatura a quattro zampe. Scorse alcune pieghe del volto, ma erano troppo deformate per poter essere reali.
<<C'è un cane!>> disse, nel tentativo di svegliare la fidanzata. La voce gli si era fatta tremante e la frase gli uscì dalla bocca a pezzi.
Chiara si rigirò nel sonno, ma non si alzò né tantomeno lo guardò. Lei non aveva percepito la belva.
<<Smettila Andrea e torna a dormire. Sono le tre di notte e sei veramente stupido a svegliarmi con questa cazzata>>. Biascicò queste parole e di nuovo sprofondò la faccia nel cuscino.
Andrea era rimasto solo con la belva, che durante quello scambio di parole si era avvicinata al letto. Salì sul materasso con passo lento, le molle cigolarono sotto la sua mole.

Andrea colse uno scintillio che poteva provenire dagli occhi, come dai denti dell'animale. Come ultima risorsa e gesto di una mente ancora razionale chiuse gli occhi. La belva era sempre più vicina.

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