sabato 3 gennaio 2015

Noi ringraziamo

Difficile dire quante persone ci fossero. Probabilmente tutta l'Arca, 328 passeggeri riuniti in quello spazio angusto.
Ognuno era li con aspettative diverse, qualcuno aveva perfino scommesso, all'oscuro dello sguardo vigile delle autorità.
Anatolij Vasilev era il più giovane capitano che avesse calcato il ponte di comando. Ora, come diversi altri capitani prima di lui stava per assistere alla grande cerimonia del Dono.

Il primo Dono, ricordava Anatolij nell'anno 2150, a cento anni dalla partenza dalla vecchia Terra.
Improvvisamente tutte le luci dell'Arca si erano spente, ad eccezione di quelle perimetrali interne. Creavano un percorso che conduceva direttamente nell'osservatorio, una grande stanza sulla punta estrema della nave interstellare.
Si chiamava osservatorio per via delle grandi vetrate rinforzate che permettevano ai passeggeri di rimirare lo spettacolo mozzafiato dello spazio sconfinato.
In quel luogo avvenne il primo Dono, e quindi il primo Ringraziamento. I pochi che si erano accorti delle luci, tra cui rientrava anche il terzo capitano incaricato di pilotare l'Arca, Urie Richmond, non si sarebbero certo aspettati una situazione simile.
Il pilastro centrale dell'osservatorio si era aperto: una nicchia, apertasi nel pilastro a un metro e mezzo da terra, ospitava ora un oggetto indefinito.
Richmond si avvicinò con cautela cercando una spiegazione logica a tutto quanto. Raccolse il pacco dalla nicchia e subito tutte le luci dell'Arca si riaccesero.
Ora vedeva distintamente un pacco regalo accuratamente impacchettato e infiocchettato con relativo biglietto.
La calligrafia era svolazzante e tondeggiante.
Un presente dalla Terra agli avventurosi pionieri dello spazio e ai futuri abitatori di Canis. Un regalo dai vostri antenati, possiate averne cura. Che Dio vi benedica.
Richmond in preda alla curiosità aprì il pacco regalo e vi trovò una scatola di legno. Era liscia al tatto e ben lavorata a vedere dalle rifiniture.
Conteneva un'infinità di bustine. Erano migliaia.
Richmond ne portò una al volto ed annusò: oppio.

Sentiva la tensione scorrergli lungo tutto il corpo. Sembrava che migliaia di formiche frettolose e fastidiose scorazzassero inferocite sulla pelle. Frenò l'impulso di contorcersi e grattarsi, non era un comportamento che si addiceva al capitano della nave.
Leina, sua moglie uscì dal bagno avvolta in una nuvola di profumo.
<<Sei pronto caro?>> chiese mentre gli sistemava la giacca bianca da cerimonia.
<<Sento uno strano rimescolamento>> rispose Anatolij, tenendosi lo stomaco.
Lei gli diede un bacio all'angolo della bocca e lo guardò negli occhi. <<E' normale, è solo un po' di tensione. Starò al tuo fianco finchè tutto questo non sarà finito.>>

Il secondo Dono arrivò nel 2200.
Quasi tutti si erano scordati del primo Dono, molti erano morti nel corso di quei cinquant'anni. Lo stesso capitano Richmond era morto lasciando il posto ad altri due capitani molto meno abili di lui. Il capitano che affrontò il secondo giorno del Dono proveniva dalla vecchia Germania, Otto Khol.
Proprio come cinquant'anni prima le luci si spensero totalmente, facendo piombare l'Arca intera nel buio.
Panico, urla.
Si accesero nuovamente le luci perimetrali disegnando il percorso già visto.
La scena si ripetè più o meno simile alla prima volta senonché c'era molto più gente ad assistere, tanto che dovette intervenire la sicurezza per lasciar fare al capitano il suo lavoro.
Khol si ritrovò in mano il pacco regalo, impacchettato questa volta con una carta lucida e riflettente.
Aprì il Dono mentre tutti trattenevano il fiato.
Una grossa scatola di cartone. Al suo interno erano impilati una serie di libri dalle copertine eloquenti.
Khol raccolse il biglietto sul fondo della scatola.
Piaciuto l'oppio? A quest'ora però dovrebbe essere già finito.
Nel caso si presentassero problemi legati al malcontento causato dalla mancanza dell'oppio, questi faranno al caso vostro.
Buon viaggio pionieri e che Dio vi benedica.
Il capitano diede una rapida occhiata ai titoli dei libri: Psicologia delle masse, Propaganda per gli stupidi e Manuale per un sano e salutare controllo mentale.

<<Cosa credi che ci invieranno i nostri antenati?>> chiese Anatolij
<<Non saprei...qualcosa che ci aiuterà a superare gli ostacoli, credo. D'altronde hanno sempre indovinato>> rispose Leina.
<<Mmmmh...>>
<<Il capitano non è convinto?>>
<<Non è quello è che... è vero hanno sempre risolto ogni problema, ma è anche vero che i problemi li hanno causati loro.>>

Khol e i suoi successori si servirono dei libri ottenendo dei discreti successi. Solo alla fine di quel ciclo di mezzo secolo, qualcuno cominciò a farsi strane idee.
I Doni dovevano trovarsi per forza in qualche posto della nave, una stiva nascosta, un magazzino sigillato, da qualche parte sull'Arca. Nacque un gruppo nutrito di uomini e donne, proveniente da ogni settore della nave interstellare che cominciò a setacciare palmo per palmo l'Arca. Si fecero chiamare i Cercatori del Dono.
Quello che trovarono fu solamente il condizionamento forzato.
Alla vigilia del terzo Dono il capitano Corelli, intuendo una certa regolarità nell'elargizione del Dono, aveva fatto le cose in grande.
Aveva incaricato alcuni tra i suoi uomini di comporre un inno che celebrasse il giorno del Dono e indirettamente il capitano.
Per la prima volta nell'anno 2250 venne eseguito il rituale del Ringraziamento.
Ogni abitante della nave, mano sul cuore, doveva ringraziare il pianeta d'origine di non averlo abbandonato, ma che anzi, si premurava di inviargli un regalo ed una benedizione.
Si spensero le luci come di consueto. Questa volta nessuno si spaventò, sapevano quello che stava per succedere.
La nicchia si aprì come previsto.
Tutti cercarono di avvicinarsi per vedere meglio, ma la sicurezza li respingeva indietro. Il capitano doveva avere tutto lo spazio per terminare la cerimonia.
In fondo alla sala un piccolo gruppo dei Cercatori erano pronti ad intervenire. Avevano ricavato delle armi improprie dai pezzi di lamiera e dai tubi della nave.
Corelli non aprì il solito pacco regalo ma un borsone di quelli che si usavano in palestra.
Quando fece scivolare la zip e guardò il contenuto rimase un secondo esterrefatto.
Armi da fuoco, soprattutto pistole e fucili.
Il biglietto sul fondo, tra le canne di due fucili.
Si stanno ribellando? Non sopportano di essere comandati a bacchetta? Beh... ora non ce ne sarà più bisogno, capitano. Queste armi sono stati costruite in modo da durare almeno due secoli, basterà solo oliarle un poco e funzioneranno a meraviglia.
Buon viaggio pionieri e che Dio vi benedica.

<<Prima l'oppio, poi i manuali e le armi...>>
<<Se non avessimo avuto le armi quei pazzi dei cercatori avrebbero distrutto l'intera nave pur di trovare il magazzino dei Doni.>>
<<Se non avessimo avuto l'oppio non avremmo avuto tutti questi problemi>> ribattè Anatolij.
Leina gli diede il braccio. <<Ne avremmo avuto altri, non trovi?>>
<<Non saprei...>>
<<Ormai è storia passata, adesso ci aspetta solamente il Dono.>>
<<Come fai ad essere così sicura di te?>>
<<Fino a prova contraria... non hanno mai sbagliato.>>

Anno 2300. Quarto Dono, seconda cerimonia del ringaziamento.
Le armi divennero ben presto la linea di demarcazione tra chi appartenesse alla sezione militare dell'Arca e chi a quella civile.
I capitani rafforzarono la loro posizione riconducendo ad una disciplina militare tutti coloro che avevano mostrato malcontento, primi tra tutti i Cercatori. Fecero tutto senza compromettere il delicato equilibrio della nave interstellare, mantenendo il numero degli abitanti a 328.
Il capitano Rollin, diversamente dai suoi predecessori, non aveva avuto modo di vedere l'antitesi e quindi prevedere la sintesi del Dono. Tutto sulla nave era tranquillo, ad eccezione forse, di un piccolo particolare.
Era nata in sordina, ma aveva ottenuto grande successo, soprattutto tra le classi più basse della nave un movimento religioso di ispirazione cristiana con forti tratti millenaristici ed escatologici. Rollin non sapeva bene chi avesse potuto partorire idee così astruse.
I seguaci di questa nuova religione ritenevano che non ci fosse alcuna stanza segreta e che il Dono arrivasse direttamente dalla Terra, il pianeta divino e senziente.
Elessero un proprio rappresentante che chiamarono molto umilmente Pontefice dell'ultimo anno, riferendosi all'ultimo anno di quei cinquant'anni. Pretendevano di essere loro ad aprire il Dono al posto del Capitano, poichè solo tramite la loro mediazione l'Arca avrebbe potuto raggiungere la salvezza alla fine del viaggio.
Ritenevano che il prossimo dono, che si sarebbe rivelato da li a pochi giorni, sarebbe stato l'ultimo regalo della Terra. .
Rollin aprì il pacco vi trovò un grande quantitativo di caricatori e proiettili.
Le luci si accesero permettendogli di constatare meglio l'entità del Dono. Sul fondo c'era il solito biglietto con la grafia arrotondata.
Sorpresi? Almeno per questo ciclo dovreste essere a posto, le armi sono lo strumento migliore per convincere una persona riottosa. Finchè funzioneranno starete al sicuro.
Buon viaggio pionieri, che Dio vi benedica.

Le luci si erano spente lasciando il corridoio nella semi oscurità delle luci perimetrali. Lungo le aree della nave echeggiava il mormorio sommesso del Ringraziamento.
Anatolij e Leina raggiunsero l'Osservatorio scortati dalla sicurezza. Il pubblico si aprì per lasciarli passare.
Davanti alla nicchia Leina fece un passo indietro.
<<E' il tuo momento, rendimi fiera>> sussurrò al marito.
Anatolij deglutì e prese il Dono con entrambe le mani sudate. Lo appoggiò al solito tavolo cerimoniale mentre gli rimbombavano nelle orecchie le formule del Ringraziamento.
Aprì il pacco.
Le luci si accesero.

La setta religiosa era stata eliminata e ricondotta all'ordine dal successore di Rollin. L'azione di reazione non ebbe tuttavia il successo sperato e anzichè sparire, la setta si divise in tanti piccoli culti ognuno con la sua peculiare identità.
I Redenti del Dono fu il culto che maggiormente colpì gli abitanti dell'Arca, sia civili che militari.
Con grandi capacità oratorie di convincimento avevano dimostrato che il Dono del 2350, in virtù di quanto successo fino a quel momento e secondo uno studio scientifico dei Doni precedenti, sarebbe stato l'ultimo.
Silenziosamente erano riusciti a convertire alcuni tra gli ufficiali dell'Arca procurandosi così le armi da fuoco necessarie.
Erano pronti ad assaltare l'osservatorio nel momento esatto in cui si sarebbe aperto il Dono.

Il capitano Anatolij Vasilev aveva sguinzagliato per tutta l'Arca, dal ponte di comando ai ponti inferiori doveva veniva prodotto il cibo sintentico, delle spie alla ricerca della più piccola stonatura. Aveva scoperto i Redenti ne conosceva i piani ed era pronto ad intervenire.
Aveva astutamente schierato più agenti di sicurezza di quanti ne erano necessari, ma fedeli agli ordini del capitano.
L'unica cosa che non aveva potuto prevedere era stata la natura del Dono.
Sollevò alla luce dell'Osservatorio la confezione accartocciata di una barretta di cioccolata.
I Redenti agirono in quel preciso momento. In sei si lanciarono contro gli agenti di sicurezza e contro il pubblico spettatore. Non si curarono di prendere la mira coi fucili e le pistole, si limitarono a sparare all'impazzata, colpendo a destra e a manca.
Il capitano rispose al fuoco, slacciandosi la fondina, seguito a ruota dalla sicurezza.
La carneficina si scatenò e si esaurì nel giro di qualche minuto.
Chi non era riuscito a scappare giaceva ora a terra nel proprio sangue.
Leina era stata colpita alla fronte da un unico colpo che le aveva portato via l'occhio destro, uccidendola sul colpo.
Anatolij era stato colpito al petto. Faceva fatica a respirare e la vista gli si era appannata. Tentò di rialzarsi ma il pavimento di metallo era diventato scivoloso a causa del troppo sangue.
Nel suo vano tentativo di trovare un punto d'appoggio sentì sotto le dita la carta della barretta. La strinse con rabbia e se la portò al volto.
Prima di perdere la vista e la vita un ultima parola gli affiorò sulla bocca.
<<Perchè?>>

Epilogo

La base missilistica che ospitava l'arca si estendeva per chilometri e chilometri sotto il suolo del Nuovo Messico.
Il presidente Richardson camminava sul ponte di metallo, ammirando quel grandissimo progetto di ingegneria.
Il silenzio quasi sacro di quel luogo venne interrotto da un rumore di passi affrettati. Era il suo segretario e aveva una faccia preoccupata.
<<Signor presidente... c'è un problema?>>
<<Di che genere?>> Chiese Richardson senza scomporsi minimamente.
<<Si sono dimenticati di inserire l'ultimo Dono.>>
Il presidente sbiancò.
<<Che diavolo vuol dire?>>
<<Hanno sbagliato i calcoli, presidente. Hanno previsto il mutamento dei comportamenti sociali fino al 2300, ma gli ultimi cinquant'anni sono rimasti scoperti.>>
Richarson si fece pensieroso. <<Quale sarebbe l'ultimo dono?>>
<<Caricatori e munizioni per le armi della sicurezza.>>
<<Per affrontare cosa?>>
Il segretario controllo la cartelletta che teneva in braccio. <<Autonomie religiose.>>
Di colpo il presidente si illuminò.
<<Seguimi.>>
Raggiunsero in poco tempo la camera di controllo dell'Arca. Quando lo videro i due ingegneri di turno lo salutarono.
<<Signori ho sentito quello che è successo, ma credo di avere la soluzione. Potete aprire la camera del Dono?>>
<<Sì signore, ma non c'è più tempo per calcolare il Dono ideale per...>> Rispose l'ingegnere più anziano.
<<Non importa, aprite e basta.>>
I due armeggiarono con la console dei comandi, Richardson vide nei monitor l'Arca aprirsi.
<<Continuate il vostro lavoro>> ordinò il presidente.

Richardson e il segretario erano fermi davanti alla stiva del Dono, una parte dell'Arca accessibile solo dall'esterno. Il segretario reggeva una scatola e la porse al presidente.
<<Mi hai detto che sono mossi da pulsioni religiose, vero?>>
<<Certo signore.>>
<<Dunque non importerà loro cosa ci sarà nel Dono del 2350, che sia un'arma o dei semi. Daranno al Dono un loro significato.>>
<<Dice signore...e se si sbagliasse?>>
Il presidente rimase in silenzio, valutando il suggerimento del suo secondo. <<Ormai è troppo tardi per tornare indietro.>>
Dalla tasca della giacca estrasse la carta di una barretta di cioccolata,  consumata a colazione.
<<E' sicuro signore?>>
Richardson sistemò la carta nella scatola e la adagiò nella stiva.
<<Che gli diano loro il significato che merita.>>
Fece due passi indietro, la stiva si richiuse.

<<Buon viaggio pionieri e che Dio vi benedica.>>

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