venerdì 24 ottobre 2014

Una buona occasione

La faccia del famoso presentatore riempie lo schermo. La sua trasmissione è la più seguita della nazione e all'ora di cena è quasi un dovere riunirsi davanti al teleschermo a guardarla.
Il sorriso del presentatore è perfetto e magnetico e gli occhi così mobili affascinano tutti.
Un ottimo condimento per le bistecche succulente che riempiono i piatti della famiglie a tavola. Indossa un completo scuro con una vivace cravatta azzurra. In mano ha una cartelletta.
Dopo la sigla dell'orchestra e gli applausi di rito presenta gli ospiti della serata, presentandoli come un caso "veramente particolare".
Altra musica d'ingresso. Entrano due uomini dalle quinte. Il primo è un uomo normalissimo in giacca e cravatta. Sembra un poco in soggezione di fronte al pubblico e alle telecamere.
Il secondo è un giovane sui venticinque anni, occhi stretti, viso affilato, pizzetto e capelli scurissimi. A differenza dell'altro sembra perfettamente a suo agio.
Il presentatore, sfoderando il suo migliore sorriso, li fa sedere.
Eccolo che sfoglia la cartelletta.

Presentatore: Questa sera abbiamo con noi queste due persone, che, non voglio anticiparvi nulla, sono i protagonisti di un caso veramente particolare. Io stesso quando ho saputo quello che avevano combinato ho riso di gusto pensando fosse una barzelletta. Poi ho ascoltato attentamente la loro storia e credo che tutti noi dobbiamo a queste due persone la possibilità di raccontarla. Prego.

L'uomo a disagio guarda il giovane che rimane impassibile.

Ospite 1: Io...ehm.... meglio se partiamo dall'inizio. Mi chiamo ******* e sono una persona come tante altre. Lavoro per una grande azienda e sono un semplice impiegato. Un signor nessuno come tutti voi.

Il pubblico borbotta visibilmente infastidito. Il presentatore fa un gesto con la mano, come per scacciare una mosca e continua a sorridere.

Ospite 1: Io al contrario di voi non ho mai accettato la mia condizione. Per un motivo o per l'altro l'altr però non sono mai riuscito a raggiungere quegli standard che ho sempre desiderato.

Presentatore: In quel momento ha deciso di intraprendere strade poco ortodosse. Dico bene?

Ospite 1: Esattamente. Era un sabato sera...

Ospite 2: Domenica per l'esattezza.

Ospite 1: Ah... era già domenica. La mia memoria ogni tanto... Tornando a noi. Era stata una settimana disastrosa, qualcuno aveva fatto casino in ufficio e ho dovuto fare straordinari tutta settimana fino a tardi. Insomma ero distrutto.

Ospite 2: Un uomo finito.

Ospite 1: Semplicemente non potevo andare avanti così. Non ero quello che volevo.

Presentatore: Che cosa voleva?

Ospite 1: Ho studiato per tutta una vita e l'ho fatto con le mie sole forze. Ho due lauree, parlo fluentemente due lingue, ma l'unico lavoro che ho trovato è quello da impiegato in un ufficio dove tutti mi odiano e dove vengo sottopagato.

Presentatore: Perchè non ha cercato altro?

Ospite 1: Pff... crede che non l'abbia fatto? In ogni posto mi sentivo rispondere "no grazie non abbiamo bisogno". Sa cosa mi mancava?

Ospite 2: Diglielo.

Presentatore: Non saprei, l'esperienza?

Ospite 1: Acqua. Quello che mi mancava erano le conoscenze giuste. Non conoscevo quel politico o quel cardinale che mi avrebbero assicurato un posto sicuro come avrei voluto.

Presentatore: Così entra in gioco un certo libro.

Ospite 2: Di cui io sono fiero di essere l'autore.

Ospite 1: Il libro era in possesso dei miei genitori da un sacco di tempo. Probabilmente apparteneva a mio nonno o forse era ancora più antico. L'avevo letto da ragazzo e mi sembravano tutte stupidate, poi lo ripreso quel sabato sera... quella domenica notte e alcune cose non mi sono parse così chiare come quella volta. E le ho messe in pratica.

Presentatore: Di preciso cosa ha fatto? I nostri telespettatori vogliono saperlo.

Ospite 1: Ho seguito passo per passo il rituale presente in quel volume. Ho tracciato col gesso sul pavimento un cerchio e all'interno vi ho disegnato il simbolo.

Sullo schermo, alle spalle del presentatore e degli ospiti, appare il simbolo menzionato.

Ospite 1: Ho acceso delle candele e le ho sistemate nei punti esatti del circolo, poi con un coltello affilato mi sono tagliato il palmo della mano. Il sangue è una componente essenziale per questo tipo di rituale, più ce n'è, più il rituale sarà potente.

Mostra al pubblico la mano offesa. Non è bendata e il taglio profondo è ancora ben visibile. Il sangue si è appena coagulato ma sotto le luci dei riflettori luccica. Il sorriso del presentatore per un attimo vacilla.

Ospite 1: Ho recitato il rituale in latino o quel che era.

Presentatore: Lei conosce il latino?

Ospite 1: No ho semplicemente imparato le formule a memoria.

Ospite 2: Sei andato benissimo.

Ospite 1: All'inizio non è successo nulla, poi tutto ha cominciato a tremare, le luci si sono spente e accese a intermittenza. Ho cominciato a sentire delle voci tutte intorno a me: alcune gridavano, altre piangevano e supplicavano, altre bestemmiavano Dio. Poi tutti suoni si mescolati e si trasformati in ansiti e ruggiti. Ero spaventato ma ho concluso il rituale imponendo le mie mani all'interno del cerchio.

Presentatore: Cosa è successo?

Ospite 1: Ha funzionato. Si è scatenato nel mio salotto un turbine nero che mi ha devastato tutti i mobili. Il televisore è esploso. Quando il trambusto è cessato all'interno del cerchio c'era un orrida creatura, tutta corna, ali, facce e peli. Puzzava di zolfo e putrefazione.

Ospite 2: Esagerato.

Ospite 1: Mi ha chiesto che cosa volessi, perchè io, patetico umano, l'ho evocato.

Presentatore: Possiamo presumere che cosa abbia chiesto.

Ospite 1: Non ci ho pensato un secondo. Volevo la fama e la ricchezza che ne conseguiva. Volevo vivere senza dover fare più un lavoro che mi uccideva giorno dopo giorno. Volevo il potere di mandare affanculo (si sente un beep tardivo della censura) la gente e sentirmi dire "grazie".
Così ho pensato a tutto questo e ad altro. Il diavolo è una creatura subdola che ti promette oro ma ti regala pirite.

Presentatore: Era il caso di saperne una più del diavolo.

Il pubblico ride esageratamente alla battuta. Li ha in pugno.

Ospite 1: Sapevo che se avessi espresso un desiderio incompleto o aperto ad interpretazioni, lo avrebbe rivolto contro di me. Così ho semplicemente chiesto la fama, ma non per me, per lui.

Presentatore: Ora capite perchè mi sembrava una barzelletta? Il nostro ospite è stato accompagnato dal diavolo in persona.

Parte l'applauso del pubblico. L'ospite numero 2 si alza dalla poltrona e ringrazia il pubblico con un inchino.

Presentatore: Immagino abbia pensato anche che essendo il primo individuo ha dimostrare l'esistenza del diavolo sarà richiesto un po' ovunque in ogni notiziario e in ogni programma. Indirettamente la fama è tutta per lei.

L'ospite sorride soddisfatto.

Presentatore: Un colpo da maestro, veramente. Ma siamo in chiusura, un ringraziamento speciale al Diavolo...

Ospite 2: Un momento prima di chiudere vorrei dire due parole.

Presentatore: Con piacere.

Ospite 2: Vorrei fare i complimenti al signore per la correttezza dell'evocazione e per il modo in cui ha cercato d'intortarmi. Bravo, nessuno ci ha più provato da un paio di secoli. C'è stato un signor Faust, ma lei devo dire che lo supera di parecchie spanne. Però...

Il pubblico mormora.

Ospite 2: Però vorrei soffermarmi un attimo sul desiderio. Lei mi ha chiesto espressamente di partecipare ad un Talk Show per dimostrare a tutti la mia esistenza, mi sbaglio?

Ospite 1: No... ma non vedo...

Ospite 2: Non ha specificato dove o quando?

Ospite 1: ...

Ospite 2: Questa non è la Terra, o meglio non è la terra dove è nato lei. Ho scelto un universo alternativo in cui è usanza mangiare gli altri esseri umani. Faccia un po' vedere quella mano ferita...sanguina...

Il pubblico si alza e si muove come un singolo organismo. Il presentatore ha perso il suo sorriso e questi denti perfetti sembrano troppo affilati.

Ospite 2: Buon appetito...