Una buona occasione
La faccia del famoso
presentatore riempie lo schermo. La sua trasmissione è la più
seguita della nazione e all'ora di cena è quasi un dovere riunirsi
davanti al teleschermo a guardarla.
Il sorriso del
presentatore è perfetto e magnetico e gli occhi così mobili
affascinano tutti.
Un ottimo condimento per
le bistecche succulente che riempiono i piatti della famiglie a
tavola. Indossa un completo scuro con una vivace cravatta azzurra. In
mano ha una cartelletta.
Dopo la sigla
dell'orchestra e gli applausi di rito presenta gli ospiti della
serata, presentandoli come un caso "veramente particolare".
Altra musica d'ingresso.
Entrano due uomini dalle quinte. Il primo è un uomo normalissimo in
giacca e cravatta. Sembra un poco in soggezione di fronte al pubblico
e alle telecamere.
Il secondo è un giovane
sui venticinque anni, occhi stretti, viso affilato, pizzetto e
capelli scurissimi. A differenza dell'altro sembra perfettamente a
suo agio.
Il presentatore,
sfoderando il suo migliore sorriso, li fa sedere.
Eccolo che sfoglia la
cartelletta.
Presentatore: Questa sera abbiamo con noi queste due persone, che,
non voglio anticiparvi nulla, sono i protagonisti di un caso
veramente particolare. Io stesso quando ho saputo quello che avevano
combinato ho riso di gusto pensando fosse una barzelletta. Poi ho
ascoltato attentamente la loro storia e credo che tutti noi dobbiamo
a queste due persone la possibilità di raccontarla. Prego.
L'uomo
a disagio guarda il giovane che rimane impassibile.
Ospite 1: Io...ehm.... meglio se partiamo dall'inizio. Mi chiamo
******* e sono una persona come tante altre. Lavoro per una grande
azienda e sono un semplice impiegato. Un signor nessuno come tutti
voi.
Il
pubblico borbotta visibilmente infastidito. Il presentatore fa un
gesto con la mano, come per scacciare una mosca e continua a
sorridere.
Ospite 1: Io al contrario di voi non ho mai accettato la mia
condizione. Per un motivo o per l'altro l'altr però non sono mai
riuscito a raggiungere quegli standard che ho sempre desiderato.
Presentatore: In quel momento ha deciso di intraprendere strade poco
ortodosse. Dico bene?
Ospite 1: Esattamente. Era un sabato sera...
Ospite 2: Domenica per l'esattezza.
Ospite 1: Ah... era già domenica. La mia memoria ogni tanto...
Tornando a noi. Era stata una settimana disastrosa, qualcuno aveva
fatto casino in ufficio e ho dovuto fare straordinari tutta settimana
fino a tardi. Insomma ero distrutto.
Ospite 2: Un uomo finito.
Ospite 1: Semplicemente non potevo andare avanti così. Non ero
quello che volevo.
Presentatore: Che cosa voleva?
Ospite 1: Ho studiato per tutta una vita e l'ho fatto con le mie sole
forze. Ho due lauree, parlo fluentemente due lingue, ma l'unico
lavoro che ho trovato è quello da impiegato in un ufficio dove tutti
mi odiano e dove vengo sottopagato.
Presentatore: Perchè non ha cercato altro?
Ospite 1: Pff... crede che non l'abbia fatto? In ogni posto mi
sentivo rispondere "no grazie non abbiamo bisogno". Sa cosa
mi mancava?
Ospite 2: Diglielo.
Presentatore: Non saprei, l'esperienza?
Ospite 1: Acqua. Quello che mi mancava erano le conoscenze giuste.
Non conoscevo quel politico o quel cardinale che mi avrebbero
assicurato un posto sicuro come avrei voluto.
Presentatore: Così entra in gioco un certo libro.
Ospite 2: Di cui io sono fiero di essere l'autore.
Ospite 1: Il libro era in possesso dei miei genitori da un sacco di
tempo. Probabilmente apparteneva a mio nonno o forse era ancora più
antico. L'avevo letto da ragazzo e mi sembravano tutte stupidate, poi
lo ripreso quel sabato sera... quella domenica notte e alcune cose
non mi sono parse così chiare come quella volta. E le ho messe in
pratica.
Presentatore: Di preciso cosa ha fatto? I nostri telespettatori
vogliono saperlo.
Ospite 1: Ho seguito passo per passo il rituale presente in quel
volume. Ho tracciato col gesso sul pavimento un cerchio e all'interno
vi ho disegnato il simbolo.
Sullo
schermo, alle spalle del presentatore e degli ospiti, appare il
simbolo menzionato.
Ospite 1: Ho acceso delle candele e le ho sistemate nei punti esatti
del circolo, poi con un coltello affilato mi sono tagliato il palmo
della mano. Il sangue è una componente essenziale per questo tipo di
rituale, più ce n'è, più il rituale sarà potente.
Mostra
al pubblico la mano offesa. Non è bendata e il taglio profondo è
ancora ben visibile. Il sangue si è appena coagulato ma sotto le
luci dei riflettori luccica. Il sorriso del presentatore per un
attimo vacilla.
Ospite 1: Ho recitato il rituale in latino o quel che era.
Presentatore: Lei conosce il latino?
Ospite 1: No ho semplicemente imparato le formule a memoria.
Ospite 2: Sei andato benissimo.
Ospite 1: All'inizio non è successo nulla, poi tutto ha cominciato a
tremare, le luci si sono spente e accese a intermittenza. Ho
cominciato a sentire delle voci tutte intorno a me: alcune gridavano,
altre piangevano e supplicavano, altre bestemmiavano Dio. Poi tutti
suoni si mescolati e si trasformati in ansiti e ruggiti. Ero
spaventato ma ho concluso il rituale imponendo le mie mani
all'interno del cerchio.
Presentatore: Cosa è successo?
Ospite 1: Ha funzionato. Si è scatenato nel mio salotto un turbine
nero che mi ha devastato tutti i mobili. Il televisore è esploso.
Quando il trambusto è cessato all'interno del cerchio c'era un
orrida creatura, tutta corna, ali, facce e peli. Puzzava di zolfo e
putrefazione.
Ospite 2: Esagerato.
Ospite 1: Mi ha chiesto che cosa volessi, perchè io, patetico umano,
l'ho evocato.
Presentatore: Possiamo presumere che cosa abbia chiesto.
Ospite 1: Non ci ho pensato un secondo. Volevo la fama e la ricchezza
che ne conseguiva. Volevo vivere senza dover fare più un lavoro che
mi uccideva giorno dopo giorno. Volevo il potere di mandare affanculo
(si sente un beep tardivo della censura) la gente e sentirmi
dire "grazie".
Così ho pensato a tutto questo e ad altro. Il diavolo è una
creatura subdola che ti promette oro ma ti regala pirite.
Presentatore: Era il caso di saperne una più del diavolo.
Il
pubblico ride esageratamente alla battuta. Li ha in pugno.
Ospite 1: Sapevo che se avessi espresso un desiderio incompleto o
aperto ad interpretazioni, lo avrebbe rivolto contro di me. Così ho
semplicemente chiesto la fama, ma non per me, per lui.
Presentatore: Ora capite perchè mi sembrava una barzelletta? Il
nostro ospite è stato accompagnato dal diavolo in persona.
Parte
l'applauso del pubblico. L'ospite numero 2 si alza dalla poltrona e
ringrazia il pubblico con un inchino.
Presentatore: Immagino abbia pensato anche che essendo il primo
individuo ha dimostrare l'esistenza del diavolo sarà richiesto un
po' ovunque in ogni notiziario e in ogni programma. Indirettamente la
fama è tutta per lei.
L'ospite
sorride soddisfatto.
Presentatore: Un colpo da maestro, veramente. Ma siamo in chiusura,
un ringraziamento speciale al Diavolo...
Ospite 2: Un momento prima di chiudere vorrei dire due parole.
Presentatore: Con piacere.
Ospite 2: Vorrei fare i complimenti al signore per la correttezza
dell'evocazione e per il modo in cui ha cercato d'intortarmi. Bravo,
nessuno ci ha più provato da un paio di secoli. C'è stato un signor
Faust, ma lei devo dire che lo supera di parecchie spanne. Però...
Il
pubblico mormora.
Ospite 2: Però vorrei soffermarmi un attimo sul desiderio. Lei mi
ha chiesto espressamente di partecipare ad un Talk Show per
dimostrare a tutti la mia esistenza, mi sbaglio?
Ospite 1: No... ma non vedo...
Ospite 2: Non ha specificato dove o quando?
Ospite 1: ...
Ospite 2: Questa non è la Terra, o meglio non è la terra dove è
nato lei. Ho scelto un universo alternativo in cui è usanza mangiare
gli altri esseri umani. Faccia un po' vedere quella mano
ferita...sanguina...
Il
pubblico si alza e si muove come un singolo organismo. Il
presentatore ha perso il suo sorriso e questi denti perfetti sembrano
troppo affilati.
Ospite 2: Buon appetito...