domenica 23 febbraio 2014

La porta

Questa notte credo di aver fatto un sogno strano, ma ora proprio non mi viene in mente. Ho l'abitudine di appuntarmi tutte quelle stronzate appena sveglio, per questo motivo tengo un blocchetto e una matita sul comodino. Di solito mi alzo sempre per primo, sempre nella stessa posizione in cui mi addormento. Mia moglie ride di queste mie stranezze. Lei è una psicologa, è quindi facile per lei ricollegare i miei comportamenti notturni all'infanzia. Si sbaglia, ho avuto un infanzia felice per quel che mi ricordo.
Come in una classica mattina invernale, il sole  fatica a farsi largo tra le nuvole, il grande occhio dell' orologio appeso al muro segna le 9.00 precise, è ora di alzarsi. Monica, mia moglie, si agita nel sonno, stringe con forza il cuscino e sussurra qualcosa.
E' sabato mattina e mi si prospetta davanti una giornata tranquilla. La stanza è fredda e rabbrividisco quando i miei piedi nudi toccano il pavimento di marmo. Ho addosso solamente un paio di mutande e fa un freddo terribile. Raggiungo il bagno quasi saltellando ed entro in doccia. Nudo, aspetto  il getto bollente.
Se penso che fuori ci sono una moltitudine di gradi sottozero, mi vien la pelle d'oca. Resto sotto l'acqua calda per almeno dieci minuti, concedendomi  il tempo di pensare.
C'è stato qualcosa la notte appena passata, qualcosa che non mi torna e non mi convince. Ricordo di aver sognato casa mia, qualcosa emerge dai meandri bui della mente... è la porta d'ingresso: è stranamente illuminata come se avessero puntato dei fari contro.

Guardo l'orologio, segna le 9.30. Cazzo, sono stato quasi mezz'ora sotto la doccia?  Apro la porta del bagno, coperto solo da un asciugamano attorno alla vita, e  trovo Monica davanti alla porta, con le braccia conserte ed il viso assonnato.
<<Era ora, pensavo fossi morto là dentro>>mi dice
<<Ora e tutta tua.>> Mentre le rispondo, mi piego in un inchino grottesco.
Cerco di schioccarle un bacio furtivo, ma lei è più veloce, mi passa accanto sfiorandomi la faccia con in suoi lunghi capelli. Chiude la porta e dopo poco sento di nuovo lo scrosciare dell' acqua.
Entro in camera cercando i miei vestiti, nascosti sotto le coperte rivoltate, ma qualcosa attira la mia attenzione. Mi volto verso il grande specchio dietro di me. Quando ci siamo sposati, Monica ha insistito tanto per volere lo specchio in quella posizione, proprio davanti al letto. All'inizio ero titubante, quello specchio mi metteva angoscia (e a dir la verità ancora oggi mi turba) ma alla fine ho dovuto cedere. Ora lo specchio è proprio lì, e come io fisso lui, quello fa altrettanto.
Qualche attimo fa tuttavia è successo qualcosa. Quando sono entrato in camera lo specchio ha riflesso i miei movimenti, ma in un momento brevissimo la mia immagine si è bloccata.
Sono sicuro che lo specchio si è fermato. Mi avvicino, e lo tocco.
<<Sarebbe?>> Mi volto, Monica è ferma sulla soglia e mi guarda perplessa.
Ora e solamente ora mi accorgo della situazione in cui mi trovo,  riderei se non fosse dannatamente imbarazzante. L'asciugamano è caduto per terra, sono nudo come un verme, un verme ebete direi, data la mia espressione di totale stupore. Il mio braccio è sollevato a mezz'aria e tocca lo specchio.
<< Hai già finito la doccia?>>
<<Ci mancherebbe, pensi che stia un ora sotto l'acqua?>> Risponde lei con un mezzo sorriso.
<<Un'ora? Che cosa stai...>> M'interrompo mentre il mio sguardo sul grande orologio appeso al muro: segna le 10.30. Mi stacco dal vetro farfugliando qualcosa alla ricerca dei miei vestiti, sotto lo sguardo vigile di mia moglie.
<<C'è qualcosa che non va?>>.
<<No>> cercando un tono di voce calmo e tranquillo. << Tutto a posto.>>

Cinque minuti dopo sono in cucina a versarmi del caffè bollente nella tazza. Monica è seduta sulla poltrona del salotto con le gambe incrociate sulle quali poggia un rivista. La sta sfogliando senza interesse, ogni tanto sbadiglia. Alza lo sguardo, sa sempre quando la sto fissando.
<<Beh, che c'è?>> chiede.
<<Oh, niente niente>> rispondo.
<<Sei sicuro di stare bene stamattina?>>
<<Sì sì sicuro.>>
<<Bene, perchè tra poco dovrei uscire, e non vorrei lasciarti solo a casa ammalato o cose del genere>>
<< Non preoccuparti, ti ripeto che sto benissimo, vai pure.>>


La porta sbatte quando lei esce, sono finalmente solo in casa. Mi accascio sulla poltrona mollemente, pregustando già la quiete e la calma, quando una musica leggera mi costringe ad aprire gli occhi. Il mio primo pensiero va a quel fricchettone del figlio dei vicini, lui e la sua dannata musica elettronica. Ma qualcosa non quadra: non è il solito rumore assordante, e sopratutto non viene dalla parete confinante.
Ascolto con attenzione: si tratta di violini, tanti violini che si sovrappongono l'uno sull'altro. La musica non viene da fuori, ed ora la sento bene, è dentro la casa.
Ma non è possibile, sono in casa da solo!
La musica continua incessante, tanto che mi alzo dalla poltrona e seguo la melodia. Arrivo davanti alla porta del bagno, arriva da lì. Ora ha  assunto dei toni più cupi e ritmati.
La mia mano si muove da sola, piega la maniglia e spinge la porta.
Il locale è vuoto e la musica è terminata, tiro un profondo sospiro di sollievo.
Il caso è chiuso.
Esco in corridoio toccandomi la fronte, è fredda e bagnata.
Raggiungo di nuovo la poltrona e mi siedo pesantemente, abbandonando le braccia e le gambe alla gravità. La paura ha lasciato il posto alla stanchezza. Ho sonno, gli occhi rimangono a fatica aperti. Cerco di rimanere sveglio, ma le palpebre sono pesantissime, apro e chiudo gli occhi, apro e chiudo gli occhi. Intravedo qualcosa, sembra un topo e ha in mano una forchetta.
Finalmente si chiudono. Buio.
Improvvisamente, così come era cessata, la musica riprende, questa volta più allegra, anzi più... folle. Mentre mi alzo, il sonno è completamente sparito. Già m'immagino una schiera di piccoli satiri ballare sulle note di quella musica frenetica.
Sono di nuovo davanti alla porta del bagno, apro la porta e questa volta per mia sfortuna la musica non si ferma. Davanti a me un  essere, che definire deforme è un atto di pietà, sta sbavando sul pavimento. Assomiglia ad un cane antropomorfo, alto quanto il lavandino. La musica cessa finalmente e l'abominio comincia a ridere. Sono impietrito, ho le gambe bloccate, non riesco a muovermi e sto sudando.
Gli occhi della bestia bianchi e sporgenti secernono pus giallo e infetto che cola copiosamente sul pavimento. Ho voglia di vomitare, ma mi trattengo a stento. La bocca della bestia si apre e si chiude ridendo, vedo una fila di denti appuntiti.
Lo sento, vuole la mia carne, vuole sbranarmi pezzo per pezzo.
La risata si è trasformata in un ghigno isterico e cattivo.

<<Svegliati dormiglione!>> La voce che giunge alle mie orecchie è familiare e rassicurante. Quando apro gli occhi vedo la mano di mia moglie sulla mia spalla, lei è li in piedi davanti a me e mi guarda in modo strano. <<Sono rientrata da poco e ti ho sentito parlare nel sonno.>>
Sonno? Vuol dire che non era tutto vero? Scatto letteralmente dalla poltrona e corro in bagno. Non c'è nulla., me lo sono solo sognato.
<<Che hai? Sei strano stamattina, intendo dire più strano del solito>> dice con un mezzo sorriso, ma lo vedo negli occhi che è preoccupata.
<<Niente di che, ho fatto solo un brutto sogno.>>
 Lei se ne va lasciandomi di nuovo solo nel bagno, la sento aprire l'acqua e rovistare tra i piatti e le pentole. Mi accascio sul coperchio del water asciugandomi con la manica le ultime gocce di sudore freddo.
<<Vieni ad aiutarmi, ti preparo qualcosa di speciale oggi>> grida dalla cucina.
Mi alzo dalla tazza ma a metà strada mi fermo. La mia mente ha registrato qualcosa.
Mi chino sotto il lavandino trovo una strana macchia bianca, il pus di quella cosa orribile. E' disgustoso, mi mordo la lingua fino a farla sanguinare per non gridare.
Apro il rubinetto e strofino più volte la mano sotto l'acqua. Quando la tiro fuori è rossa e graffiata. Sempre meglio una mano rossa per l'acqua bollente che lurida per una goccia di pus infetto.
Mi asciugo frettolosamente e mi guardo allo specchio: sì, sono a posto.

Mi guarda perplessa, ma fa finta di nulla, anzi esordisce con un "sai chi ho incontrato oggi?".
Ovviamente non l'ascolto, ho altro a cui pensare. Ogni tanto muovo la testa, fingendo di ascoltare.
Perché tutto questo sta succedendo a me? Che cosa ho fatto? Mi ricordo quando da piccolo, dopo che mio fratello si era sposato e mi aveva lasciato da solo in una stanza enorme, avevo paura di dormire, avevo paura del buio, pensavo che se avessi chiuso gli occhi anche un solo momento una creatura pelosa, (chissà perché era sempre pelosa) mi avrebbe divorato partendo dai piedi.
Ora ho paura che tutta questa irrazionalità abbia preso forma. Che cos'era quella cosa? Perché era li?
<<Ma mi stai ascoltando ?>> .
<< Scusa...mi è venuto un mal di testa fortissimo, credo che andrò a riposare.>>
<<Ma non hai mangiato nulla.>>
<< Non credo di aver troppa fame.>>
Mi alzo dalla sedia e raggiungo la porta, lei mi segue con lo sguardo preoccupato. Cerco di calmarla.
<<Non è niente, solo voglio dormire un poco.>>

La camera da letto è immersa nella penombra, ho l'abitudine di tenere le persiane chiuse. Il letto cigola sotto il mio peso e nel buio rimango a contemplare il soffitto. Dalla cucina arriva il suono della televisione. Monica sta guardando il telegiornale, e la voce del giornalista mi arriva nitida e chiara, è una voce regolare e bassa. Ascolto con attenzione, mia moglie pare non essersi accorta di nulla, ma la voce del giornalista sembra diventare sempre più stridula e nasale, e sempre più vicina. Non la sento più dalla cucina, ma nella stanza.
Mormora nel suo tono stridulo.
Verrò col buio, verrò con le tenebre, avrai paura ad abbassar le palpebre.
Cerco di alzarmi, ma sono bloccato, una forza invisibile mi trattiene incollato al letto. I miei sforzi vengono interrotti dall'ansimare pesante che arriva dai miei piedi. Il cuore sta battendo all'impazzata ma trovo lo stesso il coraggio di guardare. Vedo una sagoma  vagamente umanoide, alta quanto il mobile davanti a me, è di nuovo quel mostro. La testa è  più grande del corpo e le zampe sembrano moncherini. Il cane si abbandona ad un ghigno terribile e fa uscire dalla bocca una lingua troppo lunga, si lecca i denti appuntiti, e serra le mascelle con un scatto.
Un secondo ansimare mi fa girare, altri due esseri sono ai mie fianchi, uno è per terra, l'altro è sul materasso e mi fissano con quegli occhi malvagi.
Posso muovere le braccia e non so con quale coraggio cerco di allontanarli. Ridono.
La risata si fa sempre più forte, sempre più forte finché sento qualcosa di caldo scorrermi dalle orecchie. Sto sanguinando e sono terrorizzato. Credo di essermela fatta addosso.
Gli occhi bianchi delle bestie scintillano e cambiano con una lentezza esasperante in un rosso brillante, lo vedo anche nell'oscurità. L'essere che ansimava ai miei piedi ora è salito sul letto, è su  di me. Affonda le sue unghie spropositatamente  lunghe e affilate nei miei vestiti e nella carne. Il dolore è insopportabile, ovunque mi volti vedo facce demoniache. Faccio l'unica cosa che una persona dotata di ragione farebbe in questo momento. Grido.

Sento qualcosa che mi solleva per le spalle. Vedo  una figura familiare, potrei riconoscerla se non ci fosse così tanta nebbia. Ora mi sto muovendo, non con le mie gambe, certo. Una sirena, diverse persone stanno parlando. Sono due e discutono sommessamente, distinguo poche parole: uno, vedere e qualcos'altro d'importante che non afferro.
Si è fatto di nuovo tutto buio...

Ho appena finito di battere a macchina questa storia raccapricciante. Il delirio e la pazzia ci sono, un finale aperto pure e tante sfumature di senso da lasciare ai lettori. Il mio editore sicuramente gradirà questa piccola perla.
Guardo con soddisfazione i fogli di carta, le parole  si stagliano sullo sfondo bianco. Sembrano tante piccole formiche operose.
L'orologio segna le due, è tempo di recuperare tutte le ore di sonno perse per scrivere questa storia dell'orrore.
Sistemo i fogli sulla scrivania e mi corico sul materasso. Il sonno non tarda ad arrivare.

<<Che cosa hai li?>>
<<L'ho preso al paziente 13, è la storia bislacca di un tizio che impazzisce. Pensa è talmente andato che si crede uno scrittore.>>
I due medici risero sguaiatamente e si fermarono davanti alla camera del paziente. Attraverso il vetro infrangibile potevano vederlo contorcersi ed urlare, faceva così ogni volta che si avvicinavano.
<<E' davvero pazzo. Andiamo a mangiarci qualcosa?>>
<<D'accordo ma che sia vivo e spaventato.>>
Il paziente continuava ad urlare.
<<Buona notte>> dissero i medici e spegnendo la luce.
Quattro luccicanti occhi sanguigni brillarono nel buio.