Il giorno più splendente
La prima cosa che vedo è la sabbia,
una distesa sconfinata di sabbia. Davanti a me solamente le dune
dorate.
Il bip elettronico del portale interrompe la contemplazione
di quel mare infinito. Quando mi volto, il portale, una scarica di
energia azzurra, si sta già richiudendo. Scorgo dall'altra parte qualche frammento del laboratorio, ma solo per poco. Quella piccola
anomalia estetica (azzurro chiaro ma vivido di energia contro il
giallo-oro della sabbia) scompare.
Ora sono veramente solo.
Sento il calore del sole e i pesanti
vestiti che indosso non aiutano affatto. Sono coperto da una lunga tunica blu che mi scende fino ai piedi. In testa ho una sorta di
turbante, il cui unico pregio è quello di raccogliere le gocce di
sudore che scivolano sulla fronte. Ma come cazzo facevano a vivere in
un posto simile? Sembra di stare all'inferno.
Lo so che imprecare non mi serve a
nulla, ne mi tirerà fuori da questa situazione, ma è così
appagante.
Dunque la prima cosa che devo fare è
orientarmi. Sarebbe molto più difficile se dovessi farlo solo
con il sole: per quanto siano cose che ti insegnano all'accademia,
sono in un altro tempo, in un luogo sconosciuto e soprattutto non c'è
un fottutissimo punto di riferimento. Anche un dannatissimo John
Rambo riuscirebbe a perdersi in questo nauseante deserto di nulla.
Fortunatamente ho con me alcuni
gingilli, sponsorizzati dal governo centrale degli stati uniti
d'Europa, che mi aiuteranno nel compito. Il più utile è sicuramente
l'orologio che ho al polso destro. Oltre a segnare le ore (cosa che
ora mi risulta inutile) possiede altre diverse funzioni: radio,
navigatore (la mappa è già segnata e dettagliata grazie alle
spedizioni precedenti), telefono satellitare e segnalatore.
Al fianco, ben visibile, ho una specie
di lungo coltello, che eventualmente potrei usare. Agganciato alla
coscia, nascosta bene sotto gli strati del vestito, ho uno stocco ad
onde. Lo stocco è molto simile ad una di quelle doppiette caricate a
pallettoni, ma anziché sparare una rosa di proiettili, emette delle
microonde. Il malcapitato che si trovasse nel raggio dell'arma esploderebbe,
per via di tutta quell'acqua che ci si porta dietro. Lo stocco è
molto utile quando hai a che fare con persone che conoscono solamente
spade e archi.
Allaccio stretto, fino a farmi male, lo
stocco alla coscia, dopo aver inserito la sicura, e sono pronto a
partire. Chiedo all'orologio la direzione. Mi risponde una voce
femminile, l'IA dell'aggeggio è particolarmente sviluppata, ma non
così autonoma.
<<Buon giorno sergente Mcleod.>>
<<Buon giorno a te...>>
dico sentendomi ridicolo, anche in mezzo al deserto.
<<Il mio nome è un insieme di
lettere e numeri che farebbe fatica a ricordare ogni volta>>
risponde.
Ci penso un attimo.
<<Ti chiamerò Magdalene>>
dico ridendo per la spiritosa intuizione.
<<Come vuole sergente>>
risponde l'IA, senza alcuna inflessione. Forse non ha capito la
battuta.
<<Bene, dammi la direzione
allora.>>
<<Il luogo è nord-ovest da qui,
con un passo sostenuto arriverà entro sera.>>
La tecnologia dei portali non è
all'inizio, ma per qualche strano motivo, l'intelletto umano non
riesce mai a raggiungere la perfezione. L'esempio è lampante. Gli
scienziati mi hanno assicurato che sarei stato teletrasportato a
pochi passi dal luogo, ed invece mi tocca una scarpinata di un
giorno. Tremo solamente a pensare con quale imprecisione e
inesattezza comparirà il portale dl ritorno.
Magdalene, la mia bella IA mi rivela che sono molto
lontano da qualsiasi rotta commerciale per questo sarà molto
difficile trovare una carovana di mercanti. Ringrazio Magdalene per
questa dritta così rincuorante.
A pensarci bene, intendo alla
situazione in cui mi sono ritrovato, mi sfugge un sorriso.
Reminescenze bibliche dell'infanzia mi riportano alla mente Maria
Maddalena come una puttana, salvata ad un certo punto della sua vita
da Gesù, che la conduce sulla retta via.
E' quello che sta facendo tutt'ora
l'IA, ovvero condurmi sulla retta via. Paradossi, e non solo
temporali.
Il sole sta calando tingendo il cielo
di rosso. Se la missione dovesse protrarsi oltre il tempo necessario,
la tuta aderente che indosso sotto il vestito, riciclerebbe ogni mia
emissione, da quelle liquide a quelle solide, permettendomi di tirare
qualche giorno oltre senza mangiare e soprattutto senza bere.
Qui il buio è veramente fitto, non si
riesce a vedere assolutamente nulla quando il sole scompare. Calo
sugli occhi il visore, quando ad un certo punto
Magdalene mi dice che manca poco all'obbiettivo.
Vedo il piccolo villaggio. Bayti
Lahmin, conosciuto meglio con altri nomi. Mi muovo silenziosamente
tra le case. Tutte le luci sono spente e gli unici rumori provengono
dai recinti in cui sono tenute le bestie, soprattutto le pecore.
Cazzo sembra che gli ebrei provino una sorta di venerazione per
questi animali.
L'obbiettivo si trova poco fuori il villaggio, appena lo vedo, mi
fermo e mi siedo. Ho la schiena appoggiata al muro di una casa. Qui
usano solo fango e argilla.
<<Obbiettivo confermato>> mi dice Magdalene.
La zittisco e spengo l'orologio. Non voglio distrazioni.
Ripenso al corso all'accademia, ci stanno preparando per questo tipo
di missioni. Nella mia testa il professor Geesback sta facendo una
ampia premessa sul perché della missione.
<<L'opinione comune è sempre diversa nei confronti di ogni
guerra. C'è l'interesse economico, quelli politico, e quello etnico.
Con queste motivazioni la gente rifiuta un altro tipo di motivazione,
relegandola a pretesto, o semplice causa secondaria. Lo sapete bene
di cosa sto parlando: la religione.>>
<<La religione è il vero motivo di ogni guerra, alla base di
ogni conflitto c'è un motivo religioso.Senza la religione, qualsiasi
intendo, non ci sarebbero odi, conflitti e quindi guerre.>>
Sono di nuovo attivo: la breve sosta mi è servita a fare mente
locale. Raggiungo silenziosamente la capanna, le luci sono ancora
accese. Il visore mi mostra una catapecchia fatta d'argilla e di
paglia. Attivo il visore termico che e mi delinea il contorno degli
esseri viventi. Due adulti (dal colore violetto) sono in piedi
attorno al corpo di un bambino (rosso) sdraiato. Accanto a loro vedo
il contorno di due animali: asini o forse buoi.
Dopo essermi assicurato che non ci sia nessuno in giro, estraggo lo stocco ad onde e lo carico al massimo.
<<Eliminare l'obbiettivo>> gracchia Magdalene nella sua
voce registrata.
<<Non preoccuparti bellezza, l'ho sotto tiro.>>